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Cucinare il cambiamento

Rendering di Giulia Calvani per Architetto Alessandro Barciulli

Ma quanti sono gli elementi da tenere in considerazione quando si inizia la progettazione della ristrutturazione di un ambiente?

Da un lato abbiamo un vasto patrimonio immobiliare esistente che necessita di ristrutturazione, ripensamento degli spazi e delle funzioni  e dall’altro abbiamo il forte cambiamento sociale, già in atto da tempo, ma destinato a variazioni forse oggi ancora non immaginabili; ciò comporta il ripensamento della modalità di utilizzo degli ambienti domestici e dei loro componenti, ovviamente tutto in relazione alle specifiche funzioni possibili in ogni singolo ambiente.

Uno degli ambienti più soggetti al cambiamento/ripensamento è la cucina o meglio “lo spazio per cucinare”.


Due parole di numero per ricordare che la cucina da sempre è stata il centro nevralgico della casa, il vero focolare domestico; nel 18° secolo la cucina inizia a perdere il suo ruolo di fulcro, quando le classi aristocratiche e borghesi la relegano nelle zone marginali e nascoste della casa (in quanto luogo rumoroso e puzzolente), il più possibile lontana dalla zona soggiorno.
E’ nel secolo scorso che inizia un percorso di lento recupero del proprio ruolo, all’interno della casa e della vita familiare, in particolare grazie anche al nuovo concetto di cucina americana aperta e grazie allo svilupparsi dell’industria degli elettrodomestici e di nuovi materiali per le finiture in edilizia.

Osservare, riflettere, progettare

Studio Architetto Alessandro Barciulli

Nell’ambito della progettazione del restyling di una casa fine anni 80/primi anni 90, o meglio dire riprogettazione, finalizzata a prevedere e conoscere il risultato finale prima dell’inizio dei lavori, mi sono trovato a riflettere su ciò che avevo davanti.

In fondo si tratta di un fabbricato costruito poco meno di 30 anni fa, per cui , direi, abbastanza recente; allora, perché questa casa stimola una riflessione?

Studio Architetto Alessandro Barciulli
Lo stato di fatto
Bè, intanto la fine degli anni 80 ha rappresentato la fine del boom edilizio in Italia (iniziato subito dopo l’ultima guerra), fino a quegli anni i costi di mantenimento di una casa erano ancora accettabili, anche se il problema energetico già si faceva sentire; infatti risale al 1991 la prima Legge italiana che si occupa di risparmio energetico e tenta di razionalizzare il problema dei consumi e delle fonti rinnovabili di energia (Legge 10/91), mentre nel 1995 la Legge quadro 447/1995 prevede valutazioni di clima e di impatto acustico, norme sicuramente importanti, ma prese sotto gamba sia dagli operatori economici che dalle amministrazioni pubbliche fino almeno ai primi anni 2000. 


un project manager italiano


un project manager italiano

Oggigiorno si sente spesso parlare della figura professionale del project manager o del project construction manager, cioè quella figura professionale capace di gestire e coordinare, per conto del cliente, lo sviluppo della progettazione, del rapporto contrattuale con le imprese di costruzione, la gestione dei permessi amministrativi e dei titoli autorizzativi, coordinare e gestire le varie figure professionali necessarie al processo edilizio, coordinare la gestione del cantiere, la direzione dei lavori, fino al completamento dell’opera con le relative certificazioni e agibilità.

Non nascondo la sorpresa; ma come, forse nessuno si era accorto che fino ad aggi tutto ciò ha sempre rappresentato la parte sostanziale del nostro lavoro di architetti? 

Se si sta affermando questa nuova professionalità che, come sempre, arriva dal mondo anglosassone, significa che nessuno o pochi si erano accorti che tale professionalità già esisteva anche in Italia e direi da lunghissimo tempo.

Complici nel Progetto

Studio Architetto Alessandro Barciulli

Che tipo di cliente vorrei essere per un architetto e che tipo di architetto ci vorrebbe per me?


La giusta domanda, per creare una giusta sinergia per il percorso e il raggiungimento della meta che soddisfi entrambe le parti.

Innanzi tutto, non vorrei un architetto che non abbia studiato a fondo il mio stato dʼanimo e che progetti la mia casa bella per i suoi parametri rendendola però invivibile per me, sia negli spazi che nella disposizione degli arredi.

Vorrei che rispettasse quelle “stanze” o quellʼambiente, come se fossero pezzi del mio "puzzle", che sapesse che quella casa, quella stanza, rappresenterà la costruzione parallela della mia identità.

Vorrei che quellʼ abitazione lavorata in empatia, diventasse il nostro progetto e la nostra vittoria, lʼaver plasmato insieme il sogno che si materializza non potrebbe che portare a un qualcosa di più di una semplice casa.

Che tipo di cliente non vorrei essere, non vorrei essere colei che non apre la porta allʼanalisi, che non crea rapporto di stima e fiducia, non vorrei intralciare il lavoro di colui che porterà a destinazione il mio progetto, non vorrei essere proprio io la persona che farà di tutto perché ciò non si realizzi.


Non vorrei essere chiusa nelle mie convinzioni a tutti costi senza dare spazio a nuove eventualità, non vorrei pretendere di sostituirmi al professionista per magari inficiarne il risultato.

Quanti vorrei e quanti non vorrei, in questi rapporti tra persone che a volte non sanno ascoltarsi, sprecando ciò che di positivo potrebbe nascere; in definitiva, prima di parlare di progetto, bisognerebbe avvicinarsi, capirsi, tradursi e poi partire per lʼimportante "viaggio".

Il mondo che verrà



Era digitale ed anche la nostra professione ha subito un cambiamento epocale.  

Non ci siamo accorti solo ora del cambiamento, da tempo era evidente la trasformazione in atto; abbiamo fortemente investito in tecnologia digitale, è stato ed è tutt’ora un nostro costante impegno. 

La sensibilità  progettuale, l’esperienza e la capacità di cogliere i reali bisogni del cliente è sempre la stessa, ma è cambiato il modo di operare, di dare risposte e di gestire i contatti.

Il primo contatto con il cliente non avviene più in ufficio, ma tramite mail, portali social  e quant’altro ….
Il passa parola, basato sulla qualità dei risultati e il buon livello di servizio reso, praticamente non esiste più.

Giardino e psiche

Giardino in Anghiari


Il giardino è concettualmente legato all’abitazione, sin dall’antichità più remota fino alle origini della storia dell’uomo, nel momento in cui l’uomo da nomade passa ad essere agricoltore, per cui stanziale, nasce il bisogno di realizzare una prima struttura da abitare in prossimità della parte di territorio che trasforma per coltivare: la prima forma di giardino forse è di fatto una sorta di orto o campo coltivato. Questa trinità composta da uomo, casa e giardino/orto è alla base della nostra evoluzione e probabilmente è insita nel nostro dna e forse nella nostra anima. Ecco perché l’abbinamento giardino e psiche trova un senso, perché l’uomo in ogni epoca ha stabilito un rapporto con la natura ed il giardino rappresenta un tentativo di regolarizzare e trasformare la stessa in un luogo magico dove il singolo individuo si esprime, contempla, pensa e magari crea. 

Eutanasia urbana


Il panorama edilizio oggi in Italia è alquanto sconcertante; gli investimenti in edilizia sono sempre in calo, la morsa burocratica non accenna a ridursi e le economie a disposizione sono sempre più rarefatte.  In questo cupo panorama l'elemento urbano che rischia di più è il Centro Storico.

Viviamo in Italia, un paese costituito da un patrimonio immobiliare di grande rilevanza storica, dove intervenire richiede una alta professionalità sia da parte delle maestranze edili e soprattutto da parte dei professionisti della progettazione. 

C’è anche un altro aspetto fondamentale che sta diventando, e a ragione, sempre più sostanziale: si tratta della riduzione del consumo di territorio.  Il nostro paese non può più sostenere una politica espansionistica che spesso porta ad una dilatazione urbana mai in sintonia con un pari sviluppo di servizi e infrastrutture e con l’ovvia conseguenza di aumentare sempre più zone di degrado urbano.
La prossima tendenza dello sviluppo delle città dovrà essere e sarà sempre più rivolta al recupero ed al riutilizzo del già costruito, con particolare attenzione ai centri storici, anche minori. 

Sogno la città ideale



Smart cities ed Ecosistema Urbano, sono temi che ultimamente sentiamo sempre più spesso, anche all'ultimo salone dell'edilizia (Saie) appena conclusosi a Bologna; ma, osservando l'attuale panorama urbano italiano aggravato sia dal forte ritardo che dall'immobilità di gran parte dei Comuni, ci sembra l'ennesimo libro dei sogni o peggio un tentativo di imbonimento che ancora una volta cala dall'alto.

Siamo ancora tutti troppo ancorati al concetto di espansione urbana, di nuova costruzione indiscriminata che fino ad oggi ha prodotto quartieri spesso privi di servizi e di collegamenti naturali con il centro città.  Siamo anche troppo ancorati ad un politica di esasperata conservazione urbana, complici i nostri Centri Storici, certo, ma complice anche una crisi, e questa volta non tanto economica, ma una crisi di capacità di fare buona amministrazione, una crisi di innovazione, una crisi di coraggio urbano.

Uno sguardo al futuro

Arch.A.Barciulli

Oggi sono tante le sollecitazioni a guardare verso il futuro.  La prima e forse la più stimolante arriva dalle continue novità  high tech, computer sempre più potenti, realtà virtuale, interattività, ecc.. Per deviazione professionale, o forse anche per passione, ogni volta che la tecnologia fa un balzo in avanti, vedi gli ultimi schermi ultra slim e pieghevoli presentati al CES 2013 di Las Vegas, io mi metto a riflettere sul destino dell'Architettura, ma non solo sul "futuro", quello così lontano che non vedremo mai,  ma sull'immediato futuro.  In realtà il mio pensiero va verso quale sarà il futuro dell'Architetto, cioè umanamente mi preoccupò anche di me stesso  e di chi giornalmente crede, con le proprie azioni, di portare sempre piccoli contributi al miglioramento di questo affascinante settore sociale che è appunto l'Architettura.

Allora non posso fare a meno di vedere che oggi l'architettura è rappresentata solo da pochi grandi studi, o meglio da pochi grandi architetti, i cosiddetti archistar, che con i loro progetti visionari e sempre fortemente eccentrici, hanno opzionato l'Architettura stessa.  Sono loro che intercettano le grandi commesse, sono loro che si aggiudicano i grandi contest, sono loro che hanno condizionato le grandi città e sono loro che hanno condizionato l'Architettura.   Sono quasi tutti ultra settantenni e non pochi ultra novantenni (recentemente Oscar Niemeyer è deceduto a 104 anni, in piena attività lavorativa).  Qualcuno ha detto che i loro grandi progetti, le loro "visioni" (come oggi è moda dire) appartengono alla loro epoca di formazione, gli anni 70.

Progettazione integrata e tecnologia

Architetto Alessandro Barciulli


Spesso mi chiedo se vale la pena stare al passo con i tempi che cambiano così rapidamente, adeguare in continuazione la strumentazione dell’ufficio, investire tempo e denaro nel mantenere il livello di qualità di una offerta professionale che spesso si confronta solo con l’economicità  del risultato.

Oggi noi architetti progettiamo con tecnologie integrate di Architettura e Ingegneria, basate su modelli di progettazione digitale BIM (Building Information Modelling), utilizziamo software certificati IFC, eseguiamo rilievi architettonici utilizzando laser scanner hds, o rilievi dei luoghi con ricevitori satellitari del tipo Gps che utilizzano reti internazionali Gnss, i modelli architettonici dei nostri progetti vengono trattati con tecnologie cinematografiche, prima diventano modelli 4D e poi presentiamo il prodotto finale tramite rendering foto realistici; come se non bastasse, già oggi consegnamo il progetto finale anche in video clip o magari impiegando anche stampanti 3D.

Non è il futuro, non è uno spaccato tratto da Guerre Stellari, è semplicemente la realtà del nostro attuale modo di lavorare.    Tutta questa tecnologia è alla base del progetto integrato, che ci permette un controllo costante del manufatto che sarà realizzato, ci permette di integrare in simultanea altre professionalità, facendo lavorare all’interno dello stesso progetto digitale anche lo strutturista, l’impiantista, ognuno, dal proprio studio, sviluppa lo stesso progetto secondo le proprie competenze, mentre l’insieme è controllato costantemente dall’architetto progettista che ne monitora anche l’evoluzione dei costi.  

Riflessioni personali sulla fotografia

Architetto Alessandro Barciulli


Voglio parlare di fotografia, legata all'architettura, ma non solo.  La fotografia, per me, è sempre stato un modo, diverso dagli altri, di rappresentare la realtà, ma non solo. 

Sin dal primo anno di università, nell'ormai  lontano 1976, quando ancora mi chiedevo se architettura fosse la facoltà giusta per me, seguendo il corso di geometria descrittiva del professor Saccardi, iniziarono, all'interno dello stesso, una serie di lezioni di fotografia tenute da un fotografo professionista, di cui, ahimè, non ricordo il nome.  Quelle lezioni, tutt'altro che tecniche, mi introdussero all'interno di un mondo così affascinante che consolidò anche la mia scelta verso la facoltà di architettura.

Allora, cos'è la fotografia? O cosa è stata per me la fotografia?

Rappresenta un diverso modo di essere visionari, al pari della pittura e della scultura; la fotografia permette di cogliere l'essenza umana immortalando per sempre un attimo della nostra esistenza, che sia la persona il soggetto o che sia lo stesso fotografo. Certo, è anche la semplice rappresentazione di un manufatto, di un panorama, di un ricordo, di un evento e così via ..... appunto,  è un modo di formare ricordi incontrovertibili del mondo che ci circonda, ma è anche il modo di rappresentarli secondo le sensazioni che ci trasmettono.

Senza quelle "lezioni" all'università e la passione che ne conseguì, non avrei avuto la possibilità di guardare dentro una fotografia, di vedere quello che la sensibilità umana può esprimere.   Nella camera oscura, ricavata in un piccolo scantinato interrato, avveniva ogni volta il miracolo di veder apparire l'immagine dal nulla, imprimersi sopra un pezzo di carta immerso in particolari acidi dall'odore indimenticabile. 

Per forza di cose mi sono trovato a scattare foto legate all'architettura, per lo più foto legate al mio mestiere di architetto, da porre a corredo dei progetti, ma tutt'oggi permane quel senso di sorpresa ed entusiasmo che provo ogni volta che ammiro un lavoro fotografico, qualsiasi esso sia, non importa il soggetto, quello che continua a colpirmi è la personalizzazione con la quale ogni fotografo riesce a cogliere una particolare luce, con tutte le sue infinite variabili, il proprio modo personale di "vedere" un'immagine, una particolare composizione architettonica o un'espressione di un viso, uno stato d'animo o un particolare evento.

Non credo che sia un certo tipo di fotografia che affascina, ma la fotografia nel senso più alto del termine.  Credo che sia il più riuscito connubio uomo-macchina dei tempi moderni, anche se credo che nessun fotografo che si rispetti senta la propria macchina fotografica come una "macchina".




L’Architetto a confronto con il cambiamento repentino dei tempi

Architetto Alessandro Barciulli


Che la società stia cambiando è ormai un dato di fatto.  La crisi economica in atto ne rappresenta un acceleratore ma non la causa. Il mezzo di comunicazione per eccellenza, che prima era rappresentato dal passa parola, sta ora lasciando spazio ai nuovi mezzi di comunicazione, dove la rete (internet) la fa da padrone.  Fino a qualche anno fa, le norme deontologiche vietavano, ai professionisti, la pubblicità: oggi è permessa e già è dilagante. 

Difronte a questo mare di informazioni il “povero” committente come può capire quale progettista possa essere più adatto a concretizzare le proprie richieste abitative, i propri desideri e aspettative?  Quale sarà la discriminante?  

Ma davvero otterrà più commesse l’architetto che saprà rappresentare meglio la propria immagine, o quello che sembrerà più economico, o quello che avrà la pagina web più colorata e accattivante?     Possibile che la qualità e la capacità professionale conti sempre meno.

Forse nei piccoli paesi il passa parola e la conoscenza diretta o raccontata avrà ancora un senso, ma in città?    

Compravendita immobiliare - prima la serietà poi la strategia di marketing

Architetto Alessandro Barciulli


Non c’è dubbio che il mercato immobiliare stia attraversando una crisi profonda, dovuta ovviamente al momento economico globale negativo, ma anche alla vetustà di un settore poco strutturato e con professionalità spesso discutibili ed approssimate.  Spesso abbiamo assistito a valutazioni incongruenti e magari gonfiate per accattivarsi il “venditore” non pensando, se non minimamente, all’acquirente, il quale veniva poco considerato, magari illuso e sicuramente non assistito.  Spesso l’acquirente era vittima di chi con grande dialettica riusciva a convincere e poi a vendere, magari facendo leva su un bisogno manifestato.

Una delle positività di questa grande crisi economica è che tutti si stanno rendendo conto quanto invece sia importante la figura dell’acquirente, di colui che determina e movimenta il mercato economico ed immobiliare, in questo caso.    Anche la casa deve essere presentata al meglio, come un qualsiasi altro prodotto ma, a differenza di un qualsiasi prodotto, magari consumistico, la casa rappresenta una macchina complessa per abitare o per svolgervi una attività e per tale motivo merita una attenta e profonda valutazione ed una conseguente importante proposta, basata sulla qualità  e sulla professionalità.

Architettura psicologica o Architettura e Psicologia?



A mio parere, ci sono due ambiti di osservazione e riflessione, uno relativo a come l'architettura influisce e condiziona le persone che ne usufruiscono, sia abitandola che osservandola, un secondo relativo a come l'architettura viene volutamente disegnata e realizzata con scopi precisi ed appunto voluti.

Ovviamente, questo argomento può stimolare molti livelli di riflessione, ma personalmente credo che i due proposti siano quelli più significativi.

Il primo ambito che abbiamo indicato,  riguarda il modo nel quale l'architettura ci condiziona: uno spazio urbano, una piazza, un centro commerciale, oppure un fabbricato, un appartamento, un ufficio o solo una stanza.  Tali spazi, che giornalmente utilizziamo, senza averne potuto scegliere i colori, le forme e quant'altro, li utilizziamo perché dobbiamo.   

Nel macro livello (ambito urbano) utilizziamo la città per andare al lavoro, per portare i figli a scuola, per andare a fare la spesa: se gli spazi che siamo costretti ad utilizzare (a vivere) sono armoniosi, ben progettati o storicamente ben definiti, sia nelle forme che nei colori, tutti ne avremo un certo beneficio che influirà positivamente nel nostro stato d'animo. Ovviamente, ognuno potrà avere una parte di città che preferisce e nella quale tende ad andare quando possibile, ma genericamente uno spazio "umano" rende un senso positivo a chiunque.  

Architettura e crisi o architettura in crisi ?



Mi scuserete se ogni riflessione inizia sempre con la parola crisi, ma è in atto da tempo una situazione che  sta sempre più schiacciando la nostra società e di conseguenza ci porta verso riflessioni che forse un tempo, se c'erano, erano meno profonde o meno attente.

Appunto, questa crisi ci fa riflettere anche sul ruolo dell'Architettura, o dell'architetto, oggi. Il parametro, che più di ogni altro rappresenta l'architettura oggi, e' la costruzione emergente, la costruzione che a tutti i costi si deve distinguere tra le altre, in poche parole l'architettura firmata, l'architettura di moda.

architettura sostenibile





Progettazione sostenibile, bioarchitettura, risparmio energetico, edilizia sostenibile e bioedilizia, architettura green, feng shui, e chissà quanti altri appellativi per indicare semplicemente il fare architettura nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente.

Abbiamo già avuto modo di affermare che costruire significa modificare l’ambiente in maniera irreversibile; per ciò, la progettazione non potrà mai essere fine a se stessa. 

Il progetto deve abbracciare il costruito e l’ambiente circostante, come unico ambito di proposta; costruire, significa modellare il paesaggio.  La responsabilità dell’architetto è grande, l’intervento sul territorio non deve trasformarsi in una ferita, ma in una valorizzazione:  l’uomo utilizza e sfrutta la natura, ma ne è anche parte integrante, per cui, più di ogni altro animale, gli deve un grande rispetto.

Architettura e Rendering


Io e il Rendering

Amore, passione, dedizione…l'amore per lui mi porta alla passione per il mio  lavoro e il mio lavoro richiede dedizione ad ogni luce, materiale, inquadratura, impatto, esigendo dalle mie scelte la qualità del risultato finale.
Inizia un po' così la mia storia, mi avvicino alla rappresentazione grafica 3d sposando un architetto, sento il bisogno personale di capire meglio o addirittura di capire, le sue linee e i suoi schizzi domandandomi, quanti come me annuiscono davanti ad un progetto pensando di aver tutto chiaro e ritrovandosi poi ad un certo punto delusi di un qualcosa che non avevano afferrato.
Il Rendering quindi diventa un ausilio tecnologico e spirituale oltre che artistico e rappresentativo irrinunciabile  per il controllo del progetto in tutte le sue fasi.

Architettura oggi - illusione?


La crisi economica sta mettendo a dura prova tutti i settori della società civile che lavora, questo si sa; l’insicurezza verso il futuro oramai è un dato di fatto e riguarda tutte le generazioni attualmente lavorative od in procinto di iniziare la propria attività, anche questo si sa.   Forse, quello che ai più ancora non è proprio chiaro sta nel fatto che l’insicurezza nel futuro, la necessità di rimettersi in gioco per cambiare radicalmente, investe in particolare le professioni “tradizionali” e tra queste, quella dell’architetto credo sia tra le più “investite” dal cambiamento e dalla crisi in atto.

Architettura oggi - Inizia l'avventura!


                                  Questo è l'inizio!                                                               

Credo che sia importante utilizzare il web per esprimere le proprie idee anche in un mondo già inflazionato come quello dell’architettura e, più in generale, dell’edilizia.

Allora mi chiedo: ma che senso ha scrivere di architettura, di progettazione, di ristrutturazione, di risparmio energetico, di bio-architettura, quando già così nel web possiamo trovare di tutto e di più?  

Per carattere non sono mai stato un gregario, per cui anche io voglio dire la mia; sono stato anche troppo tempo a leggere i post degli altri e spesso sono rimasto insoddisfatto.  Ovvio per un addetto ai lavori (direte Voi), ma triste per chi si rivolge al web da comune mortale per chiarire alcuni aspetti nell’ambito dell’architettura costruita e costruibile (dico io) [ci sarà prossimamente un post anche sul senso di tali termini]. Ecco, presuntuosamente vorrei scrivere per avvicinare al meraviglioso e complesso mondo dell’architettura anche i non addetti ai lavori, convinto come sono che per valorizzare il nostro operato di architetti è necessario che la gente comune sappia e conosca la vastità, la complessità, la difficoltà ed il fascino di questa professione. 

Il committente (il cliente) è per noi qualcosa di sacro, senza il committente le nostre idee, le nostre conoscenze e le nostre innovazioni resterebbero inesorabilmente nel cassetto, ma nel contempo dobbiamo far capire che il nostro prodotto intellettuale non è “il disegnino”, che il nostro operato ha un valore e che come tale deve essere valutato.